Alessandro Impagnatiello, attenzione al pietismo: chi conta è la vittima, non il killer

Alessandro Impagnatiello

Alessandro Impagnatiello, attenzione all'eccessivo pietismo nei confronti del killer di Giulia Tramontano: il pentimento è legittimo, ma va narrato nel modo corretto.

Si è tenuta ieri la prima udienza del processo a carico di Alessandro Impagnatiello, 31enne ex barmen unico accusato dell'omicidio di Giulia Tramontano e del figlio che portava in grembo, Thiago. Un caso che, insieme al femminicidio di Giulia Cecchettin, ha segnato, purtroppo il 2023 del nostro paese. Un anno in cui si è tanto parlato di violenza contro le donne, e del modo in cui questa violenza si perpetua anche nel linguaggio, e nelle azioni quotidiane.

Purtroppo, infatti, l'azione violenta contro coloro che poi diventano tristemente note al grande pubblico come le vittime, è solo la punta di un iceberg fatto di errori, che fatichiamo a riconoscere come tali. Ma che, messi l'uno sull'altro, costruiscono una disastrosa valanga. E uno di questi errori è soprattutto la narrazione del killer.
Ieri Impegnatiello è stato l'assoluto protagonista della cronaca nazionale, con tutte le testate giornalistiche che hanno riportato le sue parole di pentimento, insieme alla fotografia del giovane afflitto, con lo sguardo basso e gli occhi gonfi.

Il 31enne killer di Giulia Tramontano ha pianto per tutta la durata dell'udienza, proferendo un discorso di scuse che il suo avvocato difensore ha definito spontaneo. Scuse che, chiaramente, non sono state in minima parte accettate dalla famiglia della vittima, come vi abbiamo raccontato in questo articolo.

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Giulia Tramontano

 

Alessandro Impagnatiello, attenzione alla narrazione del killer

Giusto raccontare il processo, comprensibile anche l'attenzione sulla prima apparizione pubblica del killer. Ma questa attenzione non deve trasformarsi in ossessione, né in pietismo. L'opinione pubblica deve restare concentrata su una cosa sola: il reato di cui è accusato. E quindi l'omicidio di una donna incinta al settimo mese di gravidanza, probabilmente premeditato. 27 le coltellate che hanno ammazzato Giulia e Thiago, ma, a quanto sarebbe emerso dalle indagini, Impegnatiello avrebbe provato ad uccidere la sua compagna anche nei mesi precedenti, somministrandole dosi di veleno.

Elementi che saranno chiariti nel corso del processo cominciato ieri a carico del 31enne, la cui unica difesa, per evitare l'ergastolo, potrebbe essere quella della perizia psichiatrica. La comunicazione, dicevamo, è importantissima in questi casi: facciamo molta attenzione al pietismo nei confronti di Alessandro Impagnatiello. Non sta a noi, né a nessuno, esclusa la famiglia della vittima, giudicare se si tratta di un pentimento autentico, o di una mossa di convenienza dell'imputato.
Non cadiamo nell'errore di approfondire l'emotività di un assassino: quello che deve emergere è la giustizia nei confronti di una donna e del suo bambino che, per mano sua, non ci sono più.

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