Bimbo d 2 anni muore di fame e sete: la tremenda fine di Bronson, proprio come la piccola Diana Pifferi

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Terribile caso di cronaca dalla Gran Bretagna: un bimbo di 2 anni è morto di fame e di sete in casa. E' avvenuto nella città di Skegness, nel Lincolnshire

Una vicenda semplicemente tremenda, che ci ricorda la tragica fine della piccola Diana, morta da sola nella sua casa di Milano dopo sei giorni di agonia, per disidratazione. Bronson, questo il nome del bambino a cui è toccato lo stesso atroce destino. La storia arriva dalla Gran Bretagna: il bimbo aveva due anni, e si trovava in casa insieme al papà, Kenneth Battersby, per le vacanze natalizie. Era stato affidato all'uomo dalla mamma: i genitori erano separati. L'uomo è deceduto in seguito a un malore fatale, che l'ha stroncato senza nemmeno dargli il tempo di chiedere aiuto. Un infarto, a quanto pare. Il bambino si trovava in casa, ma nessuno si è accorto della tragedia. Dopo giorni di stenti, Bronson, infine, è deceduto.

Il bimbo era solo in casa col papà

La morte di Kenneth è rimasta inosservata per giorni, fino al ritrovamento dei due corpi lo scorso 9 gennaio. Ciò che aggrava il dolore e l'indignazione è che le autorità erano state allertate più volte, senza che fossero stati messi in atto interventi efficaci. Un operatore sociale pare che abbia anche bussato alla porta dell'abitazione, senza ricevere risposta. E, nonostante due segnalazioni alla polizia, non ci sarebbero nemmeno stati controlli immediati. Un ritardo che ha avuto conseguenze fatali

Il piccolo è stato trovato senza vita, morto di fame e sete, accanto al cadavere del padre. Il tragico evento non solo pone l'accento sulla solitudine in cui molte persone vivono e muoiono, ma solleva anche interrogativi urgenti sull'efficacia dei servizi sociali.

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Le morti in solitudine: un trend in aumento

Il caso di Bronson e Kenneth Battersby non è isolato. Una recente ricerca dell'Università di Oxford e dell'Imperial College ha evidenziato un aumento dei decessi in solitudine e dei corpi scoperti in ritardo. Questa tendenza riflette una preoccupante disgregazione delle reti di supporto sociale, tanto formali quanto informali, in Inghilterra e in Galles.
La madre di Bronson, Sarah Piesse, ha espresso il suo dolore e la sua frustrazione, sottolineando che i servizi sociali erano a conoscenza dei problemi di salute del padre e dei rischi a cui era esposto il bambino.

La morte di un uomo è una tragedia, la morte di milioni è solo statistica", disse un tempo Joseph Stalin. Queste parole risuonano sinistramente in un contesto dove la solitudine non è solo una condizione personale, ma diventa una questione sociale e sanitaria. Il caso di Laura Winham, trovata mummificata tre anni dopo la sua morte, è un altro esempio agghiacciante di come l'isolamento possa avere esiti tragici.

L'isolamento e la solitudine non sono problemi nuovi, ma la loro crescente prevalenza e la loro relazione con il decesso solitario sono questioni che richiedono un'attenzione immediata e soluzioni innovative. È essenziale riconoscere e affrontare l'isolamento come una questione di salute pubblica, e non solo come un problema individuale.</p> <p>Come possiamo, in quanto società, rispondere a questa sfida? È tempo di riconsiderare il nostro approccio verso le persone più vulnerabili, rafforzando le reti di supporto e garantendo che i servizi sociali siano efficaci e tempestivi.

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