Medio Oriente, obiettivo contenimento del conflitto fallito: la polveriera è scoppiata e fermarla sarà difficile

Medio Oriente, obiettivo contenimento del conflitto fallito: la polveriera è scoppiata e fermarla sarà difficile

In questi giorni il conflitto in Medio Oriente si è pericolosamente allargato: Iran, Yemen, Usa, Gran Bretagna e Turchia passano all'attacco.

Sono ormai passati svariati mesi da quel fatidico 7 ottobre 2023 che ha cambiato le sorti di tutto il Medio Oriente. Dopo il brutale attacco terroristico di Hamas in Israele che ha causato oltre 1.000 morti tra i cittadini dello Stato ebraico, il Medio Oriente non è stato più lo stesso. Israele ha risposto duramente, forse eccessivamente, all'attacco di Hamas, bombardando, radendo al suolo e invadendo la Striscia di Gaza con l'obiettivo di sconfiggere l'organizzazione ritenuta terroristica.

Il conflitto, però, non è stato sin sa subito relegato alla sola Striscia di Gaza, un lembo di terra lungo appena 25 km in cui vivono circa 2 milioni di palestinesi in una sorta di prigione a cielo aperto. Israele ha anche bombardato ed effettuato operazioni in Cisgiordania, l'altra porzione di territorio in cui vivono i palestinesi. Contemporaneamente, Israele ha dovuto anche fronteggiare le minacce provenienti da Hezbollah, presente nel Sud del Libano. La guerra, così, è andata avanti per svariati mesi. Fino a quando, nelle ultime settimane, la situazione sembra essere sfuggita di mano.

Medio Oriente, obiettivo contenimento del conflitto fallito: la polveriera è scoppiata e fermarla sarà difficile
Una cartina geografica del Medio Oriente

L'allargamento del conflitto in Medio Oriente

Un primo segnale del possibile allargamento del conflitto è arrivato quando gli Houthi dello Yemen, alleati dell'Iran, hanno iniziato a prendere in ostaggio le navi dirette in Israele che transitavano per il Mar Rosso. Gli Houthi hanno anche lanciato missili contro Israele. Gli Stati Uniti, quindi, hanno organizzato una coalizione per respingere la minaccia che gli Houthi rappresentano al commercio mondiale e alla sicurezza di Israele. Nei giorni scorsi, insieme alla Gran Bretagna, gli Stati Uniti hanno effettuato diversi raid contro le postazioni militari degli Houthi per neutralizzare la loro minaccia militare.

A peggiorare ulteriormente il quadro della situazione, anche l'Iran ha iniziato le sue prime mosse militari. Ieri, le guardie della rivoluzione bombardato una base spionistica del Mossad, i servizi segreti di Israele, a Erbil, nel Kurdistan iracheno. La violazione della sovranità dell'Iraq ha indignato Baghdad e gli Stati Uniti. Anche la Turchia, nei giorni scorsi, ha effettuato operazioni militari nell'area. L'esercito di Ankara ha bombardato il nord dell'Iraq per neutralizzare combattenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan. Insomma, le più tragiche previsioni sul Medio Oriente si stanno avverando. La spirale di escalation e violenza a cui stiamo assistendo lascia presagire nulla di buono. Gli Stati coinvolti nel conflitto hanno messo da parte la diplomazia e il dialogo e hanno imbracciato le armi. Come sempre, a pagarne le conseguenze, è la popolazione civile. 

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