Lombardia, ridotto in fin di vita dal papà. La rivincita di Niccolò: "Sogno di diventare un pilota di aerei"

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Lombardia, a La Vita in Diretta Niccolò, massacrato due anni fa dal padre Alessandro Maja, che uccise la moglie e l'altra figlia 16enne. Oggi il giovane vive con i nonni, i suoi pilastri

Nel maggio 2022 si consumò quella che è passata alla storia della cronaca recente come la strage di Samarate. Siamo in provincia di Varese, e quel giorno Alessandro Maja, di professione designer, uccise a martellate sua moglie, Stefania Pivetta, 56 anni e sua figlia Giulia, 16 anni. Passò poi ad accanirsi contro il figlio Niccolò, che per fortuna sopravvisse alla furia del padre. L'uomo questa estate è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Busto Arsizio, che ha disposto per il killer, inoltre, 18 mesi di isolamento diurno. Un caso inspiegabile: una crudeltà senza fine, di cui restano solo terribili ricordi. Mamma e figlia non ci sono più: quel che resta di quella famiglia per sempre distrutta è Niccolò. Il ragazzo, oggi 26enne, porta sul suo corpo i segni irreparabili di quella brutale aggressione.

Il ragazzo, accudito dai suoi nonni, è stato intervistato a La Vita in Diretta insieme ai nonni.

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I nonni di Niccolò intervistati a La Vita in Diretta

 

Lombardia, la rivincita di Niccolò: "Diventerò pilota di aerei"

"Se non ci fosse lui noi siamo due persone morte che camminano, perché quel giorno non ha ammazzato solo mia figlia e mia nipote, ha ammazzato anche noi". Sono parole cariche di dolore quelle di Marina, nonna di Niccolò. Maja le ha portato via la figlia e la nipote: quel ragazzo è tutto quel che resta.
Sono passati due anni da quel giorno in cui a Samarate, in Lombardia, si consumò una strage familiare che all'epoca scosse l'Italia. La speranza dei nonni è che Nicolò possa tornare a essere autonomo il prima possibile. Il ragazzo infatti, per le ferite causategli dal papà, non può deambulare da solo.

"Lui ha tutta la vita davanti", dice il nonno. "Noi siamo qui per lui”. La coppia di anziani si sente abbandonata, in attesa di un intervento chirurgico alla testa a cui il ragazzo dovrà essere sottoposto. Un'operazione molto importante per Nicolò, che indossa sempre un cappellino per nascondere i segni della furia del padre, che quella notte l'ha colpito con un martello.
Alessandro Maja dal carcere manda spesso delle lettere al figlio e ai suoceri. L'ultima, poche settimane fa, con un augurio di un felice e sereno Natale. "Il Natale per noi non saranno più come quelli di una volta. Lui mi scrive come se la mia vita fosse sempre la stessa", dice Niccolò. Il suo sogno è quello di diventare, un giorno, un pilota di aerei. "I miei nonni sono due persone speciali senza di loro non saprei cosa fare", dice il ragazzo a La Vita in Diretta

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