Sicilia, gioielliere in carcere: uccise i ladri che pestarono la moglie. La donna: "Sono disperata"

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Sicilia, gioielliere condannato a 12 anni di carcere per aver sparato, uccidendoli, due rapinatori. A Mattino Cinque parla Maria Angela Di Stefano, la moglie dell'uomo

Un'intervista davvero difficile quella condotta questa mattina da Francesco Vecchi, al timone di Mattino Cinque, su Canale 5. Collegata in diretta, Maria Angela Di Stefano, la moglie di Guido Gianni. Quest'ultimo è stato condannato a 12 anni di carcere in seguito all'omicidio di due dei tre rapinatori che il 18 febbraio 2008 fecero irruzione nel suo negozio di Nicolosi, in provincia di Catania, Sicilia. I malviventi aggredirono Maria Angela, mentre nel negozio c'era anche un cliente. Gianni sparò ai ladri, uccidendoli entrambi. Per questo fu condannato con l'accusa di omicidio volontario. Rigettata la richiesta di grazia inoltrata da Maria Angela, che si batte per il marito, ad oggi in carcere.

Sicilia, la moglie del gioielliere condannato a 12 anni di carcere per aver ucciso due ladri: "Sono disperata"

"Sono disperata, piango sempre. Non è giusto che mio marito sia in carcere. Non capisco una cosa: mi ha difesa da persone estranee, che sono venute a casa nostra, mi hanno presa a calci, pugni, mi hanno tirata per i capelli. Sono finita in ospedale, mio marito ha difeso me e anche la vita di un cliente. E ora si trova in carcere: dov’è la legittima difesa? Mio marito non è un assassino, è una persona per bene. Vi potete informare con chi volete. Lo potete anche andare a trovare in carcere”, dice la donna, che a stento trattiene le lacrime.

La signora Maria Angela ha detto di aver scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni, al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai presidenti di Camera e Senato. “Ho scritto anche al papa: non ho ricevuto mai nessuna risposta. Ci è stata rigettata la grazia, ed ora chiedo un incontro con Mattarella. Voglio spiegare le persone per bene che siamo noi. Guido creava il bello intorno a sé: non è un assassino. Non merita di stare là.

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L'intervista a Mattino Cinque

 

"Almeno i domiciliari"

I familiari chiedono di ottenere almeno i domiciliari, o il trasferimento dell'uomo in un carcere più vicino. “A me costa fatica andare a trovarlo. Vivo di pensione, dal momento che siamo stati costretti a chiudere l’attività. La nostra gioielleria era il nostro orgoglio: quel giorno mio marito vide me a terra con due uomini addosso che mi picchiavano, con la pistola puntata alla testa e al cuore. Mi ha creduta morta, come infatti potevo essere a quest’ora".

"Provo una pena infinita: le istituzioni ci hanno abbandonato, lo Stato non sta facendo niente per aiutarci. Mio marito sta morendo là dentro, e io lo seguirò. Questo non è giusto: non voglio che i miei figli restino orfani. Guido è tutta la mia vita: io ho tante patologie, desidero averlo accanto. Lui è un eroe, ha salvato la vita di un cliente che è potuto tornare a casa sua. Abbiam perso l'80% dei clienti, e per sostenere le spese legali abbiamo dovuto chiudere”.

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