Roma, il sindaco Gualtieri inaugura una panchina rossa: quel che succede dopo scatena le polemiche. "Vergognatevi"

Roma, polemica dopo l'inaugurazione di una panchina rossa all'Università La Sapienza: cosa succede dopo, il gesto degli attivisti che solleva la polemica

Un vero e proprio blitz di protesta, quello attuato dagli attivisti e dalle attiviste di diverse realtà in difesa dei diritti delle donne di Roma. Che, dinanzi all'ennesima inaugurazione di panchina rossa in città, non ci hanno visto più. E hanno deciso di smontarla.
Procediamo con ordine: la panchina della discordia è stata inaugurata appena oggi, lunedì 11 dicembre: un evento che si è svolto stamattina sulla violenza contro le donne, presenziato addirittura dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Scriviamo 'addirittura' perché, come è noto, la presenza di un primo cittadino dona a quell'iniziativa un valore maggiore. Per la tematica assai sentita in questo momento (e, ci auguriamo, lo sarà sempre) degli abusi subiti dalle donne e dai continui femminicidi che, senza sosta, avvengono in Italia, Gualtieri ha voluto esserci. Ma, poco dopo il taglio del nastro, succede qualcosa di inaspettato.

L'inaugurazione si è svolta all'interno dell'Università La Sapienza di Roma: già nel corso dell'evento si erano levate urla di protesta da parte di diversi studenti e studentesse in loco. Che, quando l'evento si è concluso, hanno accerchiato la panchina appena inaugurata, smontandola.
La panchina, dipinta di rosso, rappresenta un simbolo, ormai più che assodato, delle città dell'impegno (o presunto tale) che le amministrazioni mettono nel contrastare la violenza contro le loro cittadine. Come spiegato poi, in un post su Facebook dalla presidente dell'assemblea capitolina, Svetlana Celli. Quello di stamattina, ha spiegato, era un gesto per "ricordare che ognuno è impegnato con azioni concrete nella lotta alla violenza sulle donne". Ma perché, quindi, smontare la panchina?

Roma, panchina rossa smontata subito dopo l'inaugurazione del sindaco Gualtieri: perché

Il perché lo spiegano le storie del collettivo Zaum Sapienza, in cui sono apparse le foto della panchina rossa ormai fatta a pezzi, e le cui travi gettate in un cestino dell'indifferenziata. "Non vogliamo panchine rosse, noi ci vogliamo vive". Il gesto, molto forte e carico di significato, espone gli attivisti a un rischio penale: per aver distrutto la panchina potrebbero andare incontro a problemi con la giustizia.

roma panchina rossa

Il messaggio di base è chiaro: piuttosto che inaugurazioni, c'è bisogno di un altro tipo di azioni. Non è stato, però, compreso il gesto. Ma, anzi, fermamente condannato (come c'era da aspettarsi) dai promotori dell'evento. Ancora non si è espresso in merito il sindaco Gualtieri. "Vergognatevi", scrive più di un utente sotto ai post social apparsi sulla questione. La polemica è in corso.