Filippo Turetta e l'incidente con la Fiat Panda: "Si addormentò al volante"

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Filippo Turetta e l'incidente con la Fiat Panda un anno fa: a raccontarlo a Chi l'ha visto? è il padre del ragazzo. "Rimase chiuso due giorni in casa, stava male"

Mentre si concludono gli ultimi step dell'autopsia sulla salma della povera Giulia Cecchettin, sono in corso gli interrogatori degli inquirenti con Filippo Turetta, l'assassino della 22enne studentesse uccisa a Vigonovo.
Chiusa a riccio la difesa del giovane, intorno al quale trapelano, per il momento, solo voci e indiscrezioni, raccolte all'esterno del carcere di Montoro, nel Veronese, in cui è rinchiuso.

Turetta sarebbe apparso collaborativo, disposto a parlare ai gip e a chiarire la sua posizione. "Qualcosa è scattato in me", avrebbe detto il 21enne killer, in riferimento agli istanti in cui ha commesso l'omicidio della sua ex fidanzata. Nel momento, cioè, in cui ha capito che non c'era più alcuna possibilità di riprendere con lei la relazione amorosa interrotta qualche mese fa. Nei giorni scorsi, una accorata intervista del papà di Filippo, Nicola Turetta, ai microfoni di Chi l'ha visto?

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Filippo Turetta

Filippo Turetta, l'incidente con la Fiat Punto Nera: "Si addormentò al volante

Prova a spiegarsi cosa sia accaduto al figlio, a capire dove e cosa di sbagliato possa esserci stato nel percorso di un ragazzo che, dice il padre, non aveva mai dato alcun segnale allarmante. "Da padre so di aver fatto tutto quello che andava fatto. Non ha mai dato nessun segnale, neanche a scuola. Non ha mai fatto baruffe, niente di niente", dice il padre di Filippo Turetta.

Che descrive, anzi, il figlio come un ragazzo molto emotivo, vulnerabile, facilmente impressionabile. Per rendere bene l'idea usa un aneddoto: "L’anno scorso ha fatto un incidente con la macchina perché si era addormentato al volante della Fiat Punto Nera (la stessa con cui avrebbe trasportato il cadavere di Giulia al Lago di Barcis, per poi scappare in Germania, ndr). Dopo quell'episodio ricordo che se ne stette chiuso due giorni in casa per i danni che aveva provocato all'auto, dicendo: "Scusa, scusa, è colpa mia". Stava male, non si capacitava".

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