Filippo Turetta, parla il papà: "Mio figlio come un bambino, ha ucciso il suo angelo"

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Filippo Turetta, il papà Nicola intervistato a Chi l'ha visto? parla del figlio: "Gli è partito l'embolo"

Nicola Turetta, papà di Filippo Turetta, fa molta difficoltà a parlare dinanzi alle telecamere. Suo figlio si trova rinchiuso nel carcere di Montorio (Verona), dove è stato trasferito dalla Germania in seguito alla fuga, durata sette giorni, e conclusasi con l'arresto da parte della polizia tedesca. Scappato presumibilmente subito dopo aver consumato l'omicidio di Giulia Cecchettin, uccisa a 22 anni a coltellate, il ragazzo di 21 anni è accusato di omicidio volontario della sua ex fidanzata: saranno i magistrati a decidere se varranno o meno le aggravanti della premeditazione, del vincolo affettivo e del sequestro di persona.

Ieri, i genitori del giovane hanno rinunciato all'incontro con il figlio in carcere. Lunedì, l'interrogatorio di garanzia di Turetta dinanzi al gip di Venezia.
Ieri, intervistato da Chi l'ha visto?, il papà del killer ha riflettuto ad alta voce su cosa potrebbe aver portato suo figlio a compiere una tale atrocità.

Filippo Turetta, il papà: "Ci vorrebbe Freud per capire cosa sia scattato nella sua testa"

"Aspettarsi questo da nostro figlio, era una cosa impensabile. Io ho pensato a una fuga d’amore fino all’ultimo. Gino (Cecchettin, ndr) e sua figlia Elena hanno detto che forse lui non voleva che Giulia si laureasse, e che quindi poteva averla sequestrata per non darle la soddisfazione di laurearsi prima di lui. Forse voleva farle paura, costringerla. Ma la cosa è precipitata, e gli è saltato un embolo. Non è una cosa razionale fare questo a una persona che ami e a cui fai i biscotti. Un bene del genere non può finire in una cosa così. Ci vorrebbe Freud che mi dia delle spiegazioni".

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A sinistra, Nicola Turetta, a destra l'ex avvocato della famiglia, Emanuele Compagno



"Fino a quel maledetto sabato, so che non gli ha toccato un capello: Giulia era tranquilla quando uscivano insieme. Quando si lasciarono la prima volta, io gli dicevo: “Filippo, di ragazze ne troverai altre”. Ma lui mi diceva: “Le voglio bene, la amo, è tutta la mia vita. Poi erano rimasti insieme per fortuna, e la cosa sembrava superata tra marzo e aprile. Ad agosto si erano mollati di nuovo, e lui era tornato ad essere giù di morale. Provava a riconquistarla, ma non era depresso, né se ne stava chiuso in camera sua. Andava a giocare a pallavolo, si vedevano all’università, era sereno. Non ha ucciso a mano armata, ha ucciso il suo angelo, quella che lui amava. Un ragazzo che è comunque un bambino a 21 anni. Questi ragazzi sono fragili: mio papà non mi veniva dietro così: questi ragazzi sembra che appena gli togli qualcosa crollano, o fanno atti così violenti".

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