Lavoro, niente più segreti sullo stipendio dei colleghi: quando si potrà chiedere e perché

Niente più segreti sullo stipendio: i dipendenti potranno chiedere al proprio datore di lavoro quanto guadagnano i colleghi. Lo ha stabilito l'Unione Europea, mediante una direttiva. Vediamo perché.

Lo stipendio è la retribuzione principale per i lavoratori subordinati. Esso viene determinato su base mensile, e viene accordato mediante la stipulazione di un contratto. Differisce dal salario, retribuzione introdotta sin dai tempi dell'antica Roma, in quanto tiene conto anche dei giorni di riposo. Il salario, dall'altra parte, tiene conto delle sole ore lavorative effettuate.

In Italia, i minimi degli stipendi per i lavoratori dipendenti vengono determinati principalmente dai CCNL, e cioè i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. Si tratta di Contratti divisi per area lavorativa, e che determinano, tra le varie cose, le paghe dei lavoratori subordinati appartenenti a quella determinata area. Le paghe sono divise per categoria: a seconda del tipo di mansioni svolte, si rientra in una determinata categoria, che dà diritto a un determinato stipendio minimo.

Lavoro: lo stipendio dei colleghi non è più un segreto. Ecco in quali casi

L'esistenza delle categorie non prevede che tutti i lavoratori appartenenti a una determinata categoria percepiscano lo stesso identico stipendio. Nelle tabelle si trovano, infatti, i minimi salariali, sotto i quali non si può scendere. Si può, invece, salire, e quindi alcuni dipendenti nella stessa azienda, che svolgono le stesse mansioni, possono avere stipendi diversi. Purché, naturalmente, non siano inferiori ai minimi stabiliti. Come spiega Angelo Greco, noto avvocato italiano e direttore della pagina La Legge per Tutti, in un video Tiktok, in Italia non vige il principio di parità di retribuzione e, pertanto, i datori di lavoro hanno il diritto di stabilire paghe diverse per ciascuno dei lavoratori. I motivi possono, naturalmente, essere diversi: dal fatto che uno dei lavoratori sia, per esempio, più disponibile, che produca di più, o che, forse, faccia più straordinari. Essi non devono, però, dipendere dalla simpatia che il datore ha nei confronti dell'uno e dell'altro. E, come ha stabilito l'Unione Europea con una recente direttiva, non possono assolutamente dipendere dalla differenza di genere.

unione europea direttiva lavoro stipendio

Angelo Greco ha continuato, infatti, spiegando che in Europa, le donne guadagnano circa il 13% in meno rispetto agli uomini, a parità di mansioni. Per evitare ciò, con la direttiva n. 2023/970 sulla parità di retribuzione tra uomini e donne, l'Unione Europea ha stabilito che le donne lavoratrici - e, in generale, tutti i lavoratori - possono richiedere al datore di lavoro il valore degli stipendi dei colleghi che svolgono le loro stesse mansioni. La direttiva ha, dunque, stabilito il divieto del segreto salariale. L'Italia dovrà recepire le nuove norme, che sono in vigore da maggio, entro il 7 giugno 2026. Conseguentemente a ciò, oltre a poter chiedere al proprio datore di lavoro il valore dello stipendio dei propri colleghi, i lavoratori e le lavoratrici che hanno subito una discriminazione retributiva basata sul genere, possono ora richiedere un risarcimento del danno.

@angelogrecoofficial

Addio al #segreto sugli #stipendi . Ora si potrà conoscere quanto guadagna un #collega di #lavoro #stipendio #legge #privacy

♬ suono originale - Angelo Greco

LEGGI ANCHE>>>Carta del docente, risarcimento fino a 4.000 euro per i precari: l'iniziativa Codacons