Pensione a 75 anni, una prospettiva che fa sempre più paura (e più rabbia)

Al momento la pensione di vecchiaia è prevista dopo i 67 anni d'età, Quote e Opzioni a parte. Ma in futuro quest'età sarà considerata idonea per richiedere la pensione anticipata, mentre quella per sopraggiunti vincoli d'età potrebbe arrivare addirittura a 75 anni. Una prospettiva per nulla irrealistica, anzi, è molto probabile che il futuro sarà quello. Anche se non mancano le soluzioni per impedire questo destino ingrato.

Andare in pensione è un diritto, soprattutto se hai passato decenni interi a lavorare e a versati migliaia di euro in previdenza e tasse. Il problema è che le casse dell'INPS ogni anno devono garantire le pensioni correnti, e se il rapporto lavoratori-pensionati dovesse sbilanciarsi verso questi ultimi, si rischia o la riduzione dell'assegno previdenziale, o l'allungamento dell'età pensionabile. E proprio quest'ultima soluzione è quella meno "letale" per l'intero sistema previdenziale. Non a caso, è già in uso da oltre un decennio. Ma la gente sta cominciando a non accettare più tutto questo. Perché continuare a lavorare per ritirarsi a 75 anni non è assolutamente giusto. E così trovare la morte prima di potersi ritirare.

La rabbia e la paura di chi andrà in pensione a 75 anni

La rabbia di dover lavorare per altri 8 anni rispetto a quanto previsto oggi. La paura di non arrivarci nemmeno, e di trovare la morte sul luogo di lavoro. Come accaduto a Vincenzo, lavoratore di 75 anni presso lo stabilimento Amazon di Jesi. 75enne, e ancora lavorava come operaio e gruista. Non era di certo un lavoro per pensionati. Infatti, tra il caldo della giornata e l'età troppo avanzata per lavori così usuranti come quello del gruista, ieri Vincenzo non ce l'ha fatta.

Come lui, molti altri over70 anni sono tornati al lavoro, pur avendo un'età da pensione. Ma oggi le leggi previdenziali non garantiscono più l'assegno mensile se non si raggiungono certi requisiti contributivi. Si può avere diritto all'assegno sociale, se si è senza contributi, ma si parla di poco meno di 600 euro al mese. Non abbastanza per continuare con una vita dignitosa.

La soluzione per ritirarsi prima

Da tempo le parti sociali hanno consigliato al Ministero del Lavoro di supportare la previdenza complementare, come ulteriore "stampella economica" per i futuri pensionati. Dato che i contributi in futuro dovranno essere di più, anche se l'età anagrafica verrà spostata più in avanti, con la previdenza complementare si potrà avere almeno un assegno mensile più ricco anche andando in pensione a 75 anni. O la possibilità di anticipare l'uscita contribuendo al montante previdenziale, col quale si calcola appunto l'assegno. Come soluzione ha il vantaggio di coprire anche il 20-30% del differenziale tra ultimo stipendio e assegno previdenziale stimato, ma ha lo svantaggio di richiedere al contribuente un ulteriore sforzo economico mensile/annuale nel lungo periodo.

Purtroppo in futuro i contributi diventeranno un chiodo fisso per tutti gli interessati. L'INPS dovrà richiederne sempre di più ai lavoratori di oggi per garantire la pensione a tutti coloro che rientrano negli attuali requisiti previdenziali. E oltre al danno la beffa. Non potrà garantire ai lavoratori di andare in pensione con gli stessi requisiti degli attuali pensionati. La Legge Fornero prevede ogni 2 anni un ricalcolo dell'aspettativa di vita: più si invecchia, più l'età della pensione dovrà essere posticipata. Se rimanesse un'età d'uscita come quella di 20 anni fa, i costi previdenziali sarebbero abnormi, e si rasenterebbe il default per l'INPS. E così la fine della pensione pubblica.

LEGGI ANCHE: Pensione: "Senza l'adeguamento non arriviamo a fine mese", l'allarme di una coppia di Firenze a Mattino Cinque