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Autovelox, "in Italia non ci sono strumenti omologati": cosa fare se ricevete multe per eccesso di velocità

Carlo Spaziani, ex ufficiale di Polizia che conduce da tempo una campagna contro gli autovelox, ha spiegato a TuttoNotizie perché nessuno di questi sarebbe omologato in Italia. Ha, inoltre, evidenziato perché fare ricorso contro le multe per eccesso di velocità, che siano state comminate in seguito alla misurazione di uno strumento di questo tipo, è una buona idea

Una ricerca condotta dal sito web britannico Zutobi, e pubblicata nel gennaio del 2022, ha riportato che l'Italia è il Paese europeo con più autovelox (in inglese "Speed Cameras"). Ci sono, infatti, più di 8.000 rilevatori di velocità in tutto il territorio. Un numero enorme, soprattutto se comparato con altri Stati del territorio UE, come la Slovacchia, che non arriva nemmeno a 20. Ogni giorno, questi strumenti rilevano la velocità di migliaia e migliaia di veicoli che circolano sulle strade italiane, segnalando quando i conducenti superano il limite di velocità consentita. Al superamento del limite segue, naturalmente, una sanzione amministrativa per eccesso di velocità, della quale i conducenti dovranno avere notifica entro 90 giorni dall'infrazione commessa. Se vi dicessimo, però, che queste multe potrebbero essere illegittime e, dunque, annullabili?

Questo non è, naturalmente, un invito a non rispettare i limiti di velocità. L'articolo 142 del Codice della Strada spiega chiaramente che è necessario stabilire limiti ben precisi per la "tutela della vita umana". Il problema, però, è che una misurazione scorretta da parte di un rilevatore di velocità può costare a un conducente che ha guidato nel rispetto dei limiti a ricevere multe salatissime. Se siete tra questi, vi consigliamo di continuare a leggere l'articolo.

Autovelox: l'intervista a Carlo Spaziani

Di questo argomento avevamo già parlato in un precedente articolo, in cui abbiamo riportato quanto spiegato da Carlo Spaziani, ex ufficiale della Polizia locale di Roma Capitale, ad Alessandro de Giuseppe, giornalista de Le Iene. Successivamente, abbiamo raggiunto il suddetto ex ufficiale di Polizia, che ci ha concesso un'intervista in esclusiva. Nel corso di questa intervista, Carlo Spaziani ha spiegato in maniera chiara i problemi degli autovelox in Italia e ha offerto degli utili suggerimenti per coloro che avessero ricevuto o dovessero ricevere una multa.

Dopo quasi 44 anni di servizio, durante i quali si è occupato anche di incidenti stradali e di atti di Polizia Giudiziaria, ha iniziato una vera e propria battaglia contro le ingiustizie che molti conducenti si sono trovati ad affrontare. Lo ha fatto, in effetti, dopo aver sperimentato un caso simile in prima persona, e cioè quando sua moglie ha ricevuto una multa a seguito di una misurazione dell'autovelox. A seguito di ciò, ha studiato in maniera approfondita il caso e la legislazione a riguardo e ha riconosciuto quelli che sarebbero i problemi che renderebbero, di fatto, irregolari tutti gli autovelox del nostro Paese.

La prova fotografica

Il primo problema riguarda la prova. Come sapete, i misuratori di velocità forniscono una foto del veicolo che avrebbe superato i limiti di velocità, mostrando la targa dello stesso. "La fotografia non è, però, la foto della violazione" ha spiegato Spaziani. La foto scattata dai rilevatori di velocità, in effetti, è postuma alla violazione effettiva. Questo fotografa la targa sul retro del veicolo, per riconoscimento, dopo che il veicolo stesso ha superato il punto in cui l'infrazione sarebbe stata effettuata. "Se vediamo una persona che esce da una banca con una pistola in mano, significa per forza che ha fatto una rapina? Potrebbe essere semplicemente un poliziotto, che dalla vetrata della banca ha individuato un crimine all'esterno, ed è uscito fuori con la pistola per aiutare! Non significa di certo che è un ladro" ha spiegato.

Omologazione e approvazione "non sono sinonimi"

Il secondo problema è quello fondamentale. Molti ricorsi dei conducenti contro le multe per eccesso da velocità sono stati accolti dai Giudici di Pace, infatti, proprio per questo motivo. Per individuare tale dato, ha detto Spaziani, c'è voluto tempo e molto studio. "Ho iniziato a studiare tutta questa normativa, e sono arrivato dove sono arrivato oggi, e cerco di arrivarci per gradini, per spiegare a tutti in maniera chiara quello che voglio dire" ha dichiarato. Ebbene, il problema, secondo quest'ultimo, riguarderebbe la differenza tra approvazione e omologazione degli autovelox.

L'articolo 345 del Regolamento di Attuazione ed Esecuzione del Codice della Strada (DPR n.°495/1992) disciplina che ciascuna delle singole apparecchiature debba essere approvata dal Ministero dei Lavori Pubblici, oggi Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L'approvazione della singola apparecchiatura, però, sarebbe diversa dall'omologazione del modello base da cui ciascuna delle apparecchiature viene costruita. "L'approvazione del Ministero dei Trasporti è subordinata all'omologazione del modello stesso" ha spiegato Spaziani. Omologazione che spetterebbe a un altro Ministero.

La sentenza della Corte Costituzionale

"Fino al 2015, nessuno aveva detto che gli autovelox erano strumenti di misura. Con la sentenza della Corte Costituzionale n°113/2015, si è stabilito che, dato che la velocità è un rapporto tra le unità di misura del tempo e dello spazio, gli autovelox sono strumenti di misura" ha aggiunto l'ex Ufficiale di Polizia. Questa sentenza deve essere vista in relazione a una circolare del Ministero dell'Interno del marzo del 2007. "In seguito a un passaggio con il semaforo rosso, il Ministero dell'Interno chiedeva, a febbraio del 2007, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti se questo dovesse essere omologato. A marzo del 2007, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha spiegato che non serve omologato, perché solo gli strumenti di misura sono soggetti alla Legge n°273 del 1991" ha evidenziato.

Da quando gli autovelox sono considerati strumenti di misura, quindi, indirettamente anche queti dovrebbero essere soggetti all'omologazione dei modelli, oltre che all'approvazione delle singole apparecchiature. "La Legge n°273 del 1991 era attribuita al Ministero dell'Industria, Commercio e Artigianato, che ora è il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) o Ministero delle Imprese e del Made in Italy" ha dichiarato Spaziani. E, in effetti, nell'articolo 1, comma 2 di quella Legge si legge che "il Ministro dell'Università e della Ricerca scientifica e il Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato svolgono, previe opportune intese, ciascuno per la parte di competenze, funzioni di indirizzo e coordinamento del sistema nazionale di taratura".

La mancanza di un Decreto ministeriale che disciplini l'omologazione degli autovelox

Quello che manca, dunque, è "un Decreto Ministeriale" - ha spiegato Spaziani - "questo, anche se il Regolamento di Attuazione del Codice Stradale disciplina la necessità di promulgare e pubblicare un Decreto Ministeriale ogni qual volta che si prevede l'omologazione di un'apparecchiatura. E quello che si trova sui verbali di notifica della multa non è un Decreto Ministeriale, malgrado lo indichino come tale, perché non è pubblicato in Gazzetta Ufficiale!".

Ed è per questo motivo, pertanto, che Spaziani suggerisce a tutti coloro che abbiano ricevuto una multa di questo tipo di fare ricorso. Molte multe, negli ultimi tempi, sono state annullate proprio per questo. Quello che si legge nella Sentenza n°11135 del 2018 del Giudice di Pace di Milano - che ha accolto un ricorso e ha annullato una multa - proverebbe, in effetti, quanto appena detto.

La considerazione del Giudice di Pace di Milano sull'omologazione e l'approvazione degli autovelox in Italia

"L'articolo 142 del Codice della Strada [...] appare di chiara lettura, laddove prevede la "debita omologazione". L'apparecchiatura [...] stando alla documentazione depositata dal Comune di Milano, non sarebbe mai stata omologata, bensì approvata con due successive determine dirigenziali del MIT. [...] In realtà, la confusione non è tanto creata dalla norma (art.142 CdS), poiché la stessa è inequivoca nel richiedere l'omologazione, quanto dal fatto che il Legislatore del Codice della Strada, pur prevedendo le due diverse fattispecie (omologazione ed approvazione), a volte ed apparentemente, sembra usarle promiscuamente, ingenerando con ciò una certa confusione esegetica" si legge nella suddetta sentenza. Ma, secondo il Giudice di Pace, le due cose non sarebbero uguali.

"L'elemento discretivo che emerge è la rispondenza alle prescrizioni stabilite dal presente regolamento (il regolamento di attuazione del Codice della Strada, ndr.). Tant'è vero che, nel caso dell'omologazione, si richiederà di accertare la rispondenza e la efficacia dell'oggetto di cui si richiede l'omologazione alle prescrizioni stabilite dal presente regolamento. Mentre, nel caso dell'approvazione, dovrà trattarsi di richiesta relativa ad elementi per i quali il presente regolamento non stabilisce le caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni, ed in tal caso il Ministero dei Lavori Pubblici approva il prototipo seguendo, per quanto possibile, la procedura prevista dal comma 2" si legge ancora nel documento, che ci ha fornito Spaziani.

Conclusioni e consigli per i conducenti

Carlo Spaziani ha sintetizzato quello che dovrebbe essere il processo ideale perché gli autovelox possano essere omologati e, dunque, considerati regolari. "L'omologazione dei modelli dovrebbe essere disciplinata da un Decreto Ministeriale del Mise, che deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Gli stessi laboratori di taratura che effettuano l'omologazione devono accreditarsi al Mise, e anche il loro accreditamento deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Solo così c'è la prova che gli strumenti di misura utilizzati sono stati a loro volta tarati. E poi, solo a questo punto, serve il certificato di approvazione delle singole apparecchiature, che rilascia alla fine il Ministero dei Trasporti, che dice che questo apparato può essere utilizzato. Può essere utilizzato perché ha l'omologazione a monte e ha la taratura annuale". Ricordiamo, infatti, che ogni misuratore di velocità deve essere tarato una volta all'anno.

In assenza di questo, però, l'unica cosa possibile da fare per i conducenti che ricevono questo tipo di multa sembrerebbe fare ricorso. Come dimostrato da Spaziani e dalla sentenza prima pubblicata, infatti, il ricorso potrebbe essere accolto e la multa, seguita alla rilevazione di un autovelox, annullata. Ricordiamo che, il ricorso può essere presentato entro 30 giorni dalla notifica, se lo si vuole presentare al Giudice di Pace. Entro 60 giorni, invece, per contestare la multa in Prefettura. Per chi ne avesse bisogno, vi segnaliamo che è possibile contattare su Facebook Carlo Spaziani per avere supporto e suggerimenti. L'ex ufficiale di Polizia pubblicherà, inoltre, presto un interessante libro/manuale, adatto a chiunque abbia dubbi su questo argomento.

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