lunedì, Marzo 20, 2023
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Assistenza sanitaria, le "pagelle" per regione del Ministero della Salute. Fondazione GIMBE: "Ecco l'effetto reale della pandemia"

Il Ministero della Salute ha pubblicato i nuovi dati sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza, divisi per regione italiana. Ecco gli elementi fondamentali, come sottolineati dalla Fondazione GIMBE

Il Ministero della Salute ha recentemente pubblicato il "Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia". Nella relazione del Ministero, si leggono i risultati della valutazione dell'erogazione delle prestazioni sanitarie che ciascuna Regione italiana ha garantito ai cittadini, sia gratuitamente che mediante il pagamento di un ticket, nel corso dell'anno 2020. La sigla LEA sta per "Livelli Essenziali di Assistenza". Questi livelli vengono divisi in tre aree, e cioè prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e, infine, assistenza ospedaliera. A partire dal 2020, la cosiddetta Griglia LEA è stata sostituita dal Nuovo Sistema di Garanzia, che comprende 22 indicatori, ugualmente suddivisi nelle tre aree prima menzionate.

Leggendo le "pagelle" del Ministero della Salute, salta subito all'occhio come solo 11 regioni italiane su 20 siano state promosse. Solo una, inoltre, è del Sud: la Puglia. Le regioni considerate "adempienti" sono quelle che hanno un punteggio minimo di 60 in ciascuna delle tre aree. Anche con un solo risultato 'insufficiente' in un'area, infatti, una regione è automaticamente considerata inadempiente. Delle regioni considerate inadempienti, Abruzzo, Liguria, Molise e Sicilia hanno raggiunto un punteggio insufficiente in una sola area. Basilicata, Campania, Provincia Autonoma di Bolzano, Sardegna e Valle D’Aosta hanno, inoltre, raggiunto un punteggio insufficiente in due aree. Infine, la Calabria è stata considerata insufficiente in tutte le tre aree. I risultati del monitoraggio del 2020, inoltre, mostrano come la prima ondata di Covid abbia influito su tutti e tre i livelli.

L'analisi della Fondazione Gimbe sulle pagelle per regione del Ministero della Salute

Come illustrato dal Presidente Nino Cartabellotta, la Fondazione GIMBE "ha effettuato alcune analisi, sia per confrontare la resilienza dei servizi sanitari regionali nell’anno dello scoppio della pandemia, sia per valutare le differenze tra le Regioni del Nord, colpite con violenza dalla prima ondata, e quelle del Sud, di fatto risparmiate da tale impatto grazie al prolungato lockdown della primavera 2020". Queste analisi sottolineano, innanzitutto, l'esistenza di un forte divario tra Nord e Sud. Nonostante la prima ondata di pandemia abbia colpito maggiormente le regioni settentrionali, questo divario non si è ridotto.

"Tra le Regioni che hanno sperimentato una prima ondata molto violenta, il gap 2019-2020 è molto contenuto" si legge nel comunicato della Fondazione GIMBE. Se, infatti, in regioni come la Lombardia e la Liguria la differenza tra le valutazioni delle erogazioni nei due anni sia evidente (più di 35 punti), in molte altre è contenuta. Tra queste ultime, citiamo l'Emilia-Romagna e il Friuli Venezia Giulia, che hanno registrato meno di 10 punti di differenza tra i due anni. Qual è stato, dunque, l'impatto reale della pandemia sul gap tra le prestazioni erogate nel 2019 e nel 2020?

L'impatto del Covid

"Questi dati confermano che la resilienza alla pandemia dei servizi sanitari regionali e la capacità di erogare le prestazioni essenziali nel 2020 sono state condizionate (in positivo) più dalle performance 2019 che (in negativo) dall’impatto della prima ondata" ha spiegato il presidente Cartabellotta. Da una parte, l'effetto della pandemia, dunque, è stato generalmente negativo, e ha rappresentato un forte "stress test" per la sanità italiana. Dall'altra parte, però, le prestazioni essenziali erogate da alcuni sistemi sanitari regionali che già nel 2019 avevano raggiunto buoni risultati, sono stati colpiti in maniera meno evidente dagli effetti della pandemia.

Un altro elemento fondamentale, emerso dalle analisi Gimbe, è che "il gap massimo tra il 2020 e il 2019 si registra nell’area della prevenzione (-263 punti), quindi in quella ospedaliera (-150 punti)". Diversamente, l’area distrettuale ha registrato un lieve miglioramento nel 2020 (+5 punti). Le conclusioni del presidente Cartabellotta sono chiare, e possono riassumersi in tre concetti fondamentali.

"Innanzitutto, il gap Nord-Sud non si è ridotto nonostante molte Regioni del Nord siano state colpite in maniera drammatica dalla prima ondata e, al tempo stesso, quelle del Sud siano state risparmiate grazie al lockdown. In secondo luogo, le Regioni settentrionali più colpite dalla pandemia hanno mostrato una differente resilienza, inevitabilmente condizionata dalla qualità del servizio sanitario regionale pre-pandemia. Infine, la “sorella povera” della sanità, ovvero la prevenzione, è stata quella che ha pagato il conto più salato, in termini di erogazione di prestazioni essenziali" ha spiegato Cartabellotta.

Tabella realizzata dalla Fondazione GIMBE

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