mercoledì, Giugno 29, 2022
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Gino Paoli si è sparato, in una lettera le motivazioni del gesto

Nato a Montefalcone il 23 settembre del 1934, cantautore, musicista ed ex politico italiano. Parliamo di lui, Gino Paoli. considerato uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana ha scritto e interpretato brani che ad oggi la nuova generazione ancora canticchia. Forse però, proprio la nuova generazione, non sa che il cantante l'11 luglio del 1963 a causa di una serie di difficoltà e crisi sentimentali, tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola dritto al cuore, il proiettile però non perforò il miocardio ma si fermò nel torace senza intaccare organi vitali; da suicidio a miracolo. oggi vive ancora con il proiettile nel pericardio perché rimuoverlo sarebbe stato troppo pericoloso.

A riguardo di quest'episodio dirà in una lettera: "Ogni suicidio è diverso, e privato. È l'unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l'amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l'unico, arrogante modo dato all'uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dov'è tuttora incapsulato. Ero a casa da solo. Anna, allora mia moglie, era partita; ma aveva lasciato le chiavi a un amico, che poco dopo entrò a vedere come stavo". Queste furono le sue prime dichiarazioni, recentemente per il Corriere della Sera, Gino è ritornato a parlare dell'episodio del '63 e, alla domanda "Cosa ti ha spinto a compiere questo gesto" Gino risponde: "Per andare a vedere cosa c’era dall’altra parte. Non ho una ragione specifica. Avevo avuto tutto dalla vita. Almeno credevo di aver avuto tutto, di aver visto tutto, di non avere ormai più niente da guardare. Quindi volevo andare a vedere dall’altra parte".

Gli viene poi chiesto se ha ricordi di quel giorno di luglio e Paoli senza mezzi termini racconta: "Sì, la mia ex moglie era andata a stare da un amico dall’altra parte di Genova. Io ero solo in casa. Ho preso un paio di pistole, le ho provate per vedere quale sparava più lontano. Le provai in un vocabolario. Sparai per vedere quanto era penetrante il colpo. C’era questa Derringer che aveva una canna piuttosto lunga quindi era più sostenuta. Poi misi un po’ di pillole sul comò e cominciai a prendere le pillole, ma era una rottura di coglioni mostruosa. Pensai, mi butto dalla finestra. Ma poi se mi vede mia madre tutto spiaccicato non è il caso, povera donna. Ad un certo punto ho pensato: mi sparo, vediamo. L’ho fatto. Come se mi avessero tirato un masso enorme addosso. Poi ho perso conoscenza. Mi sono svegliato in ospedale con il prete che mi dava l’estrema unzione e l’ho mandato a fare in culo". Gino sembra esser ora molto attaccato alla vita, del resto gli è stata concessa una seconda possibilità: "Che bello vivere. Però i ragazzi, i giovani sono spesso cretini. Almeno io lo fui".

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