lunedì, Maggio 16, 2022
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Cosa farà ora Conte? Tre ipotesi – Tutto Notizie

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Il premier dimissionario Giuseppe Conte potrebbe ancora essere il punto di riferimento della coalizione giallo-rossa all’interno di un nuovo esecutivo guidato dal premier incaricato Mario Draghi? Oppure la sua esperienza al governo si deve considerare conclusa definitivamente? La risposta non è scontata, ma è dirimente. La carta Conte potrebbe essere di fatto l’unica nel mazzo del reggente del M5s Vito Crimi per convincere i più scettici tra i pentastellati, a mandare giù anche un governo istituzionale “di profilo”, guidato da un tecnico come l’ex presidente della Bce e numero uno di Bankitalia.

Conte ministro nel nuovo governo Draghi

Fonti del M5s nel pomeriggio avevano fatto sapere che Conte non sarebbe stato disponibile ad accettare un ministero nell’eventuale governo Draghi. Un’indiscrezione mai confermata da Palazzo Chigi, che però la dice lunga sulla posizione del Movimento, di cui Conte è stato, ed è, espressione.

L’incontro tra Draghi e Conte, durato poco più di un’ora, sarebbe stato un colloquio di “protocollo”, una “cortesia istituzionale”. Fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che non è stata comunque una discussione politica, smentendo così ogni retroscena e precisando che in nessun modo si sarebbe parlato di incarichi di governo per il presidente Conte.

Ma è chiaro che la collocazione di Conte all’interno della squadra dei ministri, agli Esteri al posto di Di Maio o magari come vicepremier – ipotesi questa altamente improbabile accanto a una figura della caratura di Mario Draghi – diventerebbe la bussola per orientare il voto del M5s in Parlamento, al momento diviso tra chi pensa che i pentastellati potrebbero dare il loro contributo dall’interno, e chi invece ritiene sia arrivato il momento di passare all’opposizione. La fedeltà a Conte è ribadita anche dalla vice presidente del Senato Paola Taverna, che in un post ricorda che “rimane l’unico presidente del Consiglio che appoggeremo”. Draghi o no, per l’ex leader del M5s Luigi Di Maio la strada da percorrere è comunque quella di un “governo politico”.

Il Pd, pur sostenendo convintamente Draghi, ha tutto l’interesse che il M5s voti la fiducia, per non ritrovarsi poi a sostenere magari un governo insieme a Forza Italia e magari alla Lega. Necessario è quindi rilanciare l’alleanza del governo Conte bis (ovviamente senza Italia viva), proteggerla e consolidarla. Per questo è stata convocata una riunione tra Pd, M5s, Leu, nel tentativo di raggiungere una posizione comune. È da leggersi in questo senso il tweet di un esponente di Leu, Erasmo Palazzotto: “Sarebbe un errore enorme se le forze che hanno sostenuto il governo uscente si dividessero ora, in una fase così delicata per la formazione del nuovo governo. Dobbiamo rimanere uniti per continuare a costruire l’alternativa alla Lega e alle forze sovraniste e populiste. Decidiamo insieme quali sono le priorità e le cose da fare subito per il futuro del nostro Paese. A partire dal ruolo da affidare a Giuseppe Conte come punto di riferimento della coalizione”.

L’ipotesi elezioni anticipate

Quel che è certo è che domani Draghi avvierà le consultazioni. Se otterrà un ampio consenso potrà sciogliere la riserva e salire al Quirinale, portando al Capo dello Stato Mattarella la sua lista dei ministri. Dopo l’eventuale giuramento potrebbe presentarsi quindi alle Camere per chiedere la fiducia.

A questo punto per il presidente del Consiglio dimissionario, rimasto in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, si aprono almeno due scenari. Cosa succederebbe se Draghi non avesse i voti? I numeri sembrano ancora ballerini, anche se il premier incaricato ha detto di essere fiducioso sulla possibilità di trovare una maggioranza in Parlamento. Per il momento può contare sul sostegno di Partito Democratico, Italia Viva e gruppi minori come Autonomie, Azione, Europeisti e Misto. Ma i voti di Movimento 5 Stelle e Lega, i due partiti con il maggior numero di parlamentari, sia alla Camera che al Senato, non sono affatto assicurati. Mentre Fratelli d’Italia potrebbe scegliere la via dell’astensione, per evitare lo strappo con i suoi alleati del centrodestra. In dubbio per il momento anche Leu, con Fratoianni (Si) che dice: “Vedremo quello che vuole fare e ci pronunceremo”.

L’ipotesi di urne anticipate, già ad aprile, o al più tardi a giugno – o comunque prima che si apra il semestre bianco, periodo in cui il Presidente della Repubblica non potrebbe più sciogliere le Camere e indire le elezioni – torna a farsi largo. A quel punto Conte resterebbe in carica per condurre il Paese fino al voto. Ipotesi comunque molto remota, se si considera la gravità del discorso di Mattarella di ieri sera, con le scadenze imminenti dettate dal Recovery plan, in piena pandemia.

Conte leader del M5s

Ma archiviato il Conte ter, se l’esecutivo Draghi – non sappiamo ancora se sarà tecnico, politico, o tecnico e politico insieme – dovesse vedere la luce, il presidente del Consiglio uscente, svincolatosi dall’impegno a Palazzo Chigi, potrebbe esaudire il desiderio di quanti, tra elettori e militanti del M5s, lo vorrebbero come leader, capitalizzando così il consenso raccolto in questi due anni. Del resto già da settimane i sondaggisti si sono divertiti a valutare quest’ipotesi: secondo un sondaggio di Euromedia Research, uscito per Porta a Porta, se il premier dimissionario si mettesse alla testa del M5s lo farebbe schizzare addirittura dal 14,6% al 20,2%.

In ogni caso è difficile che ‘l’avvocato del popolo’, professore ‘prestato’ alla politica e poi diventato in poco tempo un “cigno”, per citare le parole di un suo ‘fan’ come il democristiano Gianfranco Rotondi, possa tornare presto alle sue lezioni universitarie. Anche se la cattedra di diritto privato presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze è lì ad aspettarlo. Il professore è infatti entrato in aspettativa obbligatoria da quando è stato chiamato a Palazzo Chigi. Una volta dismessi i panni di premier avrebbe la possibilità di tornare a svolgere l’attività didattica, in tempo per il secondo semestre dell’anno accademico.

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